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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter
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Tre cose che ci portiamo a casa dal TTG Travel Experience 2019 di Rimini

Chi era a Rimini se n’è accorto: quella del TTG 2019 è stata una buona edizione, premiata dal pubblico e corroborata dai numeri. Per chi non c’era, tre motivi - tra i tanti - che ne spiegano il successo.

1. Persone - Una volta si andava in fiera (non solo a Rimini) per visitare gli stand e, una volta lì, per incontrare le persone. Essenzialmente dell’area commerciale/vendite, perché ho dei dubbi che personaggi storici come Lorenzo Isoardi o Franco Rosso siano mai stati in BIT o al TTG: al tempo non usava. Oggi imprenditori e top manager s’incontrano a spasso per i corridoi: da Fabio Lazzerini a Luca Patanè, da Leonardo Massa a Franco Gattinoni, da Neil Palomba a Nardo Filippetti. In tempi social, le loro immagini rimbalzano tra eventi pubblici e selfie con collaboratori e agenti di viaggi. Come nella politica (i partiti sono in declino, contano i Renzi e i Salvini), nell’industria turistica italiana (dove diminuiscono t.o. e network) manager e imprenditori contano - spesso - più delle aziende che rappresentano.

2. Notizie - La notizia del mese (Gattinoni che compra Fespit e SeaNet) è arrivata prima. La curiosità del momento (Patanè che cambia nome a Blue Panorama) è arrivata dopo. Le notizie viaggiano su canali e in tempi diversi da prima, quando il mantra era: “Aspettiamo, la notizia la diamo al TTG”. Impossibile, in tempi di FB e Twitter, e di comunicazione 24/7. Come nei giornali (chi legge l’edizione cartacea del Corriere o di Repubblica, quando ha già scrollato l’home page la sera prima?) anche t.o./croceristi/compagnie aeree han capito che devono comunicare 365 giorni all’anno, su tutti i canali e i media. E chi si accontenta del comunicato stampa diffuso in fiera farà la fine del fax.

3. Tendenze - Qualche anno fa, per capire dove andava il (nostro) mondo si andava alla ITB di Berlino o al WTM a Londra: lì si ascoltavano, come portatori del Verbo, gli esperti di PhocusWright o di Euromonitor, rigorosamente in inglese. Ora, nel programma-monstre dei 200 eventi di Rimini, si trova di tutto: dal futuro del mercato turistico cinese al “turismo plastic-responsible”, dalla società dell’Hyper Time alla Gamification Experience. Relatori preparati (e appassionati) e parlanti, nel 95% dei casi, in italiano. Certo, l’inglese fa più global, ma quando si affrontano concetti complessi l’italiano aiuta. Certo, occorre sedersi in platea per almeno un’ora e - per conoscere le tendenze, punto 3. - bisogna vedere meno persone (punto 1.) e magari perdere qualche notizia (punto 2.). Però, tutto non si può avere. E poi ci sono le feste del giovedì sera, per ritemprarsi delle fatiche del giorno.

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