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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter
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Quanto sono brutte (e tenute male) le agenzie di viaggi italiane

L’ho scritto, lo riscrivo e lo riscriverò in futuro. Perché la cosa mi dà proprio fastidio. In centro, 9 volte su 10, quando un’agenzia di viaggi confina con un’insegna di intimo o con la boutique modaiola, il negozio più brutto è - invariabilmente - l’agenzia di viaggi.

Non dico che TUTTE le agenzie siano brutte, ci mancherebbe, ma molte sì. E poi non tanto “brutte” (perché magari i mobili, quando l’agenzia aprì nel 1982, erano pure belli...), ma spesso sciatte, abbandonate, non curate. Insomma, tenute male dai rispettivi titolari.

Caro collega agente, ma a casa tua lasceresti cadere la cenere di sigaretta per terra?! E le ragnatele sul soffitto? Il cestino della spazzatura straboccante? E l’aria impregnata di odori poco gradevoli? No, certo! Allora perché permetti che ciò avvenga nella TUA agenzia?!  

Faccio qualche esempio, citando la location ma non l’agenzia, se no mi crucifiggono.

Agenzia in pieno centro di Pavia, nella strada dove i benestanti pavesi fanno shopping. L’insegna, uno “scatolato” (ovvero, a sbalzo rispetto al muro dov’è appesa) è piena di ragnatele, sporcizia e nero. Non “sopra” (perché il filippino che fa le pulizie una passata di sgrassatore gliela dà) ma “dietro”, ovvero nello spazio tra il plexiglas e il muro. Perché fa fatica pulire pure lì.

Sul lungolago a Lecco, agenzia storica nota per i viaggi su misura. La “claire” (saracinesca, per i lumbard) non è MAI tirata su perfettamente: una trentina di centimetri sporgono sulla vetrina, il che fa pensare che l’agenzia stia per chiudere o cosa. Pigrizia, perché si tratta di stare attenti, quando il motorino la tira su, che la claire arrivi al posto giusto.

Viale Zara, a Milano. Agenzia con vetrine curate, con espositore Ventaglio riciclato (da anni) e riempito di offerte di altri operatori. Nulla da dire sul riutilizzo degli espositori (con la crisi non si butta via niente...), ma almeno che non si veda un pezzo di logo Ventaglio malamente coperto con lo scotch.

A due passi da Santa Maria Maggiore, a Roma. Bel passaggio, anche grazie al Giubileo straordinario. C’è un gatto in vetrina. “Beh, che c’è di strano?” direte voi “In vetrina ci mettiamo sabbia, piramidi in miniatura e sedie a sdraio, ci sta anche la statuetta di un cane o di un gatto, fa colore!”. Certo, solo che il gatto è vero. Si distende sulla sabbia, guarda distratto i passanti, magari ronfa un pochettino. Il cliente passa, vede il gatto e si chiede: “Caspita, un gatto in vetrina! Cosa vorrà dire? Magari c’è un’offerta per i possessori di animali domestici!”. Ed entra. Questo è marketing.

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