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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter
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Covid-19 e impatto sulle agenzie di viaggi italiane: tour operator, network e associazioni di categoria

La pandemia da Covid-19 ha generato la più grave crisi mai affrontata dalle agenzie di viaggi italiane, almeno da quando esiste il turismo organizzato (ovvero dagli anni ’70). Gli accadimenti degli ultimi 18 mesi hanno innescato un processo di rinnovamento del quale ancora non si comprendono né perimetro né conseguenze. Premesso che nessuno è in grado di prevedere quante agenzie di viaggi saranno operative nel 2022/23, né quanti agenti (titolari, dipendenti, collaboratori) saranno impegnati nella ripresa, né tantomeno il volume d’affari generato dalla distribuzione rispetto a prima, ecco cosa potranno attendersi le agenzie da tre attori coi quali si confrontano tutti i giorni: tour operator lungo raggio, network agenziali e associazioni di categoria.

Tour operator lungo raggio: stanchi, guardinghi e risparmiosi
Incoming a parte (dinamiche e tempi diversi), iniziamo dividendo il tour operating in due: chi ha programmato Italia, Grecia e Spagna (nelle tribolate estati 2019 e 2020) s’è salvato; tutti gli altri (dal Mar Rosso alla Cina) no. Parliamoci chiaro: Viaggidea e Quality Group, Idee per Viaggiare e Alidays, Naar e Mappamondo NON chiuderanno, anzi, riprenderanno con rinnovato vigore le rispettive programmazioni, via via che le destinazioni riapriranno. Subito Dubai e Oceano Indiano, magari dopo aver recuperato le Maldive, poi gli Usa appena riaperti e Mar Rosso, quindi un po’ d’Africa e Caraibi, infine via via tutti gli altri (con le dovute riserve, piuttosto, su quanti italiani vorranno andare in India, Cina e Giappone, nel 2022/23). Difficile però che in agenzia si ricominci a vendere quello che si vendeva prima, al cliente di prima e soprattutto al prezzo di prima. Prendiamo gli Usa, che appunto rappresentano la cassaforte di molti t.o. nostrani. Rispetto a prima, ci saranno meno compagnie che ci volano dall’Europa (ne cito due, Air Italy e Norwegian), quindi meno voli, cioè meno posti e di conseguenza costi più alti. In loco, le Dmc che accoglievano clienti italiani e li ficcavano in pullman con guida rigorosamente in italiano e servizi standard, premium e luxury (con relativi costi, a salire) sono reduci da due anni di tregenda: chissà se quei pullman, quegli autisti e quelle guide - tutti belli contenti nel 2019 - ci saranno ancora, nel 2022/23. Infine, parte dei clienti che nel 2019 andava in agenzia, tirava fuori il libretto degli assegni e faceva felice agente, t.o. e Dmc per un bel tour “Nyc, Washington e cascate del Niagara” - prepariamoci - in agenzia nel 2022/23 c’entrerà meno. Quali conseguenze sui t.o. che programmano Usa (ma vale per il lungo raggio in generale)? Stanchezza dopo un biennio di ristorni e false ripartenze, scetticismo sui tempi della ripresa di ciascuna destinazione e - soprattutto - difficoltà nel costruire prodotto e pricing. Ne consegue che non rischiare (traduco: risparmiare tutto il possibile) sarà il mantra dei t.o. long-haul, quindi le agenzie si preparino a prezzi medio-alti, un po’ di rigidità e poche  promozioni (educ tour & compagnia).

Network di agenzie: ritornano i piccoli, accanto alle macro-aggregazioni
Lo stop pandemico non ha inibito il ruolo delle macro-aggregazioni (è dal 2013 che le chiamo così) perché il 95% delle agenzie importanti (nordiche o comunque metropolitane, spesso storiche, molte Iata e soprattutto con fatturati annui oltre il milione di euro) sono dentro quei 5 network lì. Ma molto è cambiato, in questi 18 mesi. Welcome Travel Group ha assorbito Geo e - alla ripresa - conterà di gran lunga il maggior numero di agenzie di viaggi in Italia (2.500 o giù di lì). Il secondo gruppo sarà quello condotto da Franco Gattinoni (1.500 agenzie, suppergiù), seguito da Robintur (la proprietà Coop Alleanza 3.0 garantisce continuità e fondi) e Bluvacanze (sempre più concentrata su attività coerenti con quello della proprietà, Msc Crociere). Qualche interrogativo lo pone il network di Uvet, per le recenti vicissitudini. Solo due reti (Uvet e Gattinoni) sono da considerarsi espressione dei rispettivi imprenditori, nelle altre comanda il player industriale. Alla ripresa (lo sottolineo, perché non ci siamo ancora) le 5 macro-aggregazioni dovranno controllare le anagrafiche e verificare quante agenzie sono sopravvissute; dovranno verificare la disponibilità dei tour operator a riconoscere bonus e over, e quella delle agenzie a pagare fee e quote; dovranno infine garantire assistenza e supporto con una rete commerciale che - inevitabilmente - sarà ridotta rispetto a quella del 2019. Per questo credo che i piccoli network possano riacquisire spazio; ne cito solo due, dei sopravvissuti all’ecatombe (ricordo che nel remoto 2010 i network raggiungevano la cifra monstre di 121): Travelbuy di Alfredo Vassalluzzo e Agenzia per Amica di Achille Lauro. Entrambi caratterizzati da imprenditori coinvolti in prima persona e sempre sul pezzo; entrambi fortemente radicati sul territorio; entrambi raggiungibili h24 e via telefono da ogni singola agenzia, anzi, da ogni singolo titolare, per ogni singolo problema. Per loro l’agenzia di San Giorgio a Cremano o di Fontana Liri non è un numero, e forse è proprio quello di cui le agenzie hanno bisogno, adesso.

Associazioni di categoria: ripensare ruolo e obiettivi, dopo il terremoto Maavi

Astoi, Assoviaggi, Aidit, Fiavet, FTO e poi Adv Unite, A.I.A.V. e sicuramente ne dimentico qualcuna. Tutte si sono impegnate, tutte sono apparse in TV, tutte hanno avuto presidenti e direttori sui social: a lanciare appelli, a chiedere aiuti e ristori, a invocare attenzione. Grande responsabilità e risultati non sempre condivisi, per le associazioni di categoria del nostro settore. Ma ce n’è una, che nel 2019 non esisteva e che ha avuto più visibilità di tutte, non foss’altro per le tre (tre) adunate che ha promosso in piazza del Popolo a Roma, l’ultima delle quali l’8 settembre 2021: è la Maavi Movimento Autonomo Agenzie di Viaggio Italiane di Enrica Montanucci. Quella che ha sfruttato meglio i social e che - soprattutto grazie a questo canale - ha rappresentato meglio il disagio e il malessere della categoria. Vogliamo azzardare un paragone politico? La Maavi sta alle agenzie del 2020/2021 come il MoVimento 5 Stelle del Vaffaday di Beppe Grillo stava al confuso elettorato italiano del remoto 2007: sfogatoio per alcuni, rappresentanza 2.0 per altri. Senza esprimere giudizi prematuri (anche sul tentativo di Maavi di “farsi network” con Faro Group) non si può non condividere quanto scrive il direttore di questa testata: “Siamo rimasti fermi al giardino di casa e all’ennesima manifestazione di piazza. Però dalle associazioni ci si attendeva qualcosa di diverso in questi due anni tutti in salita. Magari la voglia di abbandonare certo protagonismo e provare a fare gruppo”. Ripensare ruoli e obiettivi, questo tocca adesso alle associazioni di categoria.

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