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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter
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Buon segno! Le aziende turistiche riprendono ad assumere, ma chi cercano?

Lo so che parlare di assunzioni nel settore turistico, dopo l’ecatombe che ci stiamo lasciando alle spalle, pare più un wishful thinking che realtà, eppure sta accadendo. Qualche segnale: Wizz Air cerca 100 membri di equipaggio, Club Med ha avviato la tradizionale campagna di reclutamento di quelli che una volta si chiamavano G.O. e anche il sottoscritto, nel suo piccolo, sta cercando un direttore per il nuovo YellowSquare Milano.

Tuttavia, il profilo chi viene cercato adesso, che sia un manager o un impiegato, è molto diverso da quello pre-pandemia. Per quattro semplici motivi:

1. Lo voglio smart, smart e ancora smart: uffici con segretarie? Orario 9 to 5? Pausa caffè e intervallo pranzo? Il week-end sconnessi? Roba non vecchia, ma morta e sepolta. Se prendo qualcuno e lo pago anche, poco o tanto non importa, lo voglio flessibile, disponibile, elastico, che si fa tondo o quadrato secondo esigenze e necessità. Difficile ammetterlo (soprattutto per i disprezzati Boomers come il sottoscritto), ma questa è roba da Millennials e Gen Z, punto.

2. Deve saper fare tutto e di più: sei un sales e non capisci niente di prodotto? Sei un product e dai la colpa al sales che non vende i tuoi “magnifici pacchetti all inclusive”? Sei un imprenditore e quando assumi (miracolo!) uno giovane, ti dà fastidio che venga al colloquio in sneakers e con la barba da hipster? Sei vecchio e superato. Oggi un sales deve sapere di prodotto, un social media manager di programmazione, un addetto al booking la differenza tra lancio e comunicato stampa. Perché lavorare oggi significa essere trasversali, avere conoscenze diverse, addirittura de-specializzarsi. Se no fai la fine di quello che assunse a caro prezzo il massimo esperto di fax, e poi arrivò l’email.

3. Hotel, aeroporti, villaggi turistici? Tutta roba vecchia. La classica ripartizione verticale della filiera turistica, quella dove un albergo è un albergo e in aeroporto si va per volare è superata. Oggi vincono le esperienze e l’intrattenimento, e in aeroporto si fa shopping, in villaggio si fa un trattamento di bellezza e il termine 'hotel' non vuol dire nulla. Prendiamo il caso degli ostelli, per dire: scrivevo quattro anni fa (!) 'Credete che gli ostelli siano vecchi e scomodi? Sbagliato!' e oggi moltiplicate questa affermazione per quattro. Ostello Bello, Madama Hostel e Hostelzzz sono i posti più cool di Milano. E chi ci lavora dentro sa più di eventi e design, che di RevPar e HACCP.

4. Parla tante lingue, ha viaggiato per il mondo e magari non è neanche italiano. Quando venticinque anni fa mi occupavo di risorse umane, in Viaggi del Ventaglio, selezionavo CV che al 99,99% erano di italiani. Oggi, se cerco una figura coerente con quanto sopra descritto, valuto percorsi di carriera internazionali, dove le lingue parlate sono almeno due, oltre l’italiano (perché l’inglese, per chi fa il nostro mestiere, NON è una lingua straniera)  e magari chi si candida è portoghese, argentino o cinese. Perché la globalizzazione, per chi non lo avesse ancora capito, non è solo dei prodotti, ma anche delle persone. Poi si candida uno che è nato a Muggiò, ha studiato a Milano e cerca lavoro solo in Lombardia, e mi vengono fuori esclamazioni colorite. In più lingue.

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