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Roberto Gentile,
blogger, editore, esperto di retail turistico, community-manager, head-hunter
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Comunicare nel turismo in tempi di pandemia? Impossibile, difficile o inutile?

Comunicare, nel nostro settore, è difficile. Sia perché ci occupiamo di un prodotto astratto (le vacanze non sono una Tesla, della quale puoi magnificare le prestazioni e la visione), sia perché viaggiare è considerato ancora un “di più”, un qualcosa di cui si può fare a meno (non a caso, siamo il comparto più devastato dalla pandemia).

Tuttavia, una compagnia aerea o una destinazione, un tour operator o una Olta non possono smettere di comunicare, in attesa di tempi migliori: soprattutto quando si rivolgono al trade, e quindi al consumatore finale. Pena l’oblio, quando tutto sarà finito e finalmente agenzie e clienti torneranno in auge. Almeno così la pensano in molti.

Ma comunicare in tempi di crisi è ancora più difficile, se non impossibile. Faccio solo qualche esempio. Le associazioni di categoria stanno coraggiosamente combattendo una battaglia impari, da dieci mesi a questa parte, ma oggi “i vari dirigenti delle associazioni sembrano ormai sfiniti: offesi, mortificati e arrabbiati” come osserva il direttore di questa testata, che aggiunge “La bozza del Recovery Plan non lascia spazi di ottimismo al comparto turistico”. Anche Luca Patanè, presidente di Confturismo ed Fto, ci va giù duro: “Un lockdown lungo dieci mesi”. Punto.

Dal pessimismo cosmico all’ottimismo più sfrenato, perché chi diavolo avrebbe il coraggio di lanciare una nuova compagnia aerea, di questi tempi?! Eppure c’è, come Ego Airways dimostra, con tanto di accoppiata charter + linea. E chi diavolo avrebbe il coraggio di assumere personale, di questi tempi?! Eppure c’è pure questo, la seconda generazione del t.o. palermitano Aeroviaggi, capitanata da Marcello Mangia, che annuncia: “Abbiamo avviato un’importante campagna di recruiting del personale scommettendo sulla prossima stagione” oltre a prevedere una “stagione 2021 positiva”.

A metà tra il pessimismo cosmico e l’ottimismo da Italia del boom anni ’60 (la rinascita dopo il conflitto bellico) si collocano Michele Serra e Danilo Curzi: il presidente di Quality Group parte male, ma si riprende subito: “(A primavera) metà dei tour operator potrebbero saltare, ma non pensiamoci. Il settore ha mostrato una capacità di resistenza superiore alle aspettative”. Il patron di Idee per Viaggiare, invece, dopo aver tranquillizzato il mercato (“Niente villaggi italiani nel futuro di Idee per Viaggiare, questo è certo”) conclude filosofico “Dove trovo ancora la voglia di ripartire? Non ho mai pensato di passare la mano. È la mia vita e non so fare altro”.

Infine, c’è anche chi si barcamena (non a caso chi vende... barche, perché il tira e molla di MSC e Costa Crociere, “si parte, non si parte, si riparte”, è esemplare); chi si limita allo stretto indispensabile (“Soffriamo, ma teniamo duro” ad aprile, poi silenzio) e infine chi non dice una parola che sia una dal 21 febbraio scorso (paziente “zero” a Codogno).

Chi ha ragione? Chi fa la cosa giusta? Semplicemente, non lo so. Ma se l’attivismo di Massimo Diana, direttore commerciale di OTA Viaggi, che “in questi mesi sta lottando come tutti”   (per me un pochino più, degli altri...) produrrà un cliente in aggiunta, nei suoi villaggi estivi, allora avrà avuto ragione lui.

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