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Viaggi di marketing

Paola Tournour-Viron, divulgatrice per professione e per passione
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Il regalo di Leonardo al nuovo turismo della montagna

La montagna si sta riappropriando dello smalto perduto. A passo lento ma regolare. Come impone il ritmo di marcia familiare a chi abitualmente ne batte i sentieri.
E qualche volta lo fa con slancio ardito, puntando a picchi elevatissimi anche sotto il profilo culturale.

Accade ad esempio che in un misconosciuto scampolo delle Alpi piemontesi il fior fiore dell'Accademia sia da qualche tempo impegnato a confutare nientemeno che parte della storia dell'arte costruita sull'opera di Leonardo da Vinci.

Siamo a Barge, provincia di Cuneo, ai piedi del Mombracco, rilievo da secoli noto per le cave di particolarissima quarzite e proprio per questo frequentato dal Maestro che nel suo Manoscritto G conservato all'Archivio Nazionale di Parigi, cita il “Mombraco sopra Saluzo” quale prezioso giacimento di una pietra “biancha come marmo di Carrara senza macule”.

L'anno è il 1511, otto prima della sua morte, e quella quarzite gli serve per la preparazione dei colori secondo l'uso fiammingo. Per questo Leonardo, all'epoca in forza al Ducato di Milano, si trova nel saluzzese: si procura la pietra per macinare i pigmenti.

Fin qui è storia documentata, ma è spingendosi un poco oltre che la faccenda si fa intrigante.

In una cordata degna dei migliori esploratori d'alta quota, Università e Politecnico di Torino stanno infatti cercando di dimostrare come l'apparentemente anonimo Mombracco sia in realtà protagonista di alcuni dei più celebri paesaggi leonardeschi.

Appositi rilevamenti geomorfologici e fotografici sovrapposti alle opere del Maestro e recentemente resi noti lascerebbero davvero pochissimo margine al dubbio. Dettagli di formazioni rocciose, scorci panoramici su valli e declivi immortalati in alcuni dei suoi capolavori e spesso derubricati come 'toscani' si rivelano in realtà sorprendentemente identici a quelli ancora oggi osservabili in zona.

L'eccezionale scoperta si sta trasformando in una ghiotta sfida per gli operatori del turismo locali, che potranno tramutare questa mole di informazioni in un prodotto certamente di nicchia, ma altrettanto certamente attrattivo per i molti viaggiatori in fuga dall'affollamento delle consuete 'location vinciane'.

Per il momento 'La montagna di Leonardo' è una dettagliatissima guida con tanto di mappa, edita da Fusta Editore e scritta da Mattia Bianco e Cristian Mustazzu, rispettivamente giornalista e guida escursionistica ambientale. Centocinquanta pagine in cui tra le tante suggestioni legate al Maestro si ricorda il Cenacolo della Cappella Marchionale di Revello, datata al 1519 che, pur tecnicamente distante dal noto capolavoro in Santa Maria delle Grazie, dimostra chiaramente come “chi lo dipinse doveva avere bene in mente la parete del refettorio milanese”.

Altra chicca, il vigneto impiantato in un'area dell'antica cava dove verranno messe a dimora circa 900 viti di Malvasia Moscata, la più simile a quella coltivata dallo stesso Leonardo.

Dunque, in vista di un'era preolimpica destinata a incardinare al podio Milano e vari frammenti di arco alpino assai più blasonati, il Mombracco va coraggiosamente ad innestarsi su un'offerta montana di segno opposto: votata alla sostenibilità, alla destagionalizzazione dei flussi, alla rimodulazione di una proposta turistica che restituisca alle 'terre alte' una valenza culturale profonda.

“Tengo a far notare che non si tratta di un'iniziativa qualsiasi - precisa Marco Bussone, presidente nazionale Uncem - ma di una vera e propria operazione sul futuro, che il sistema Paese ha per ora dimostrato di non saper gestire sul piano nazionale”. La sua opinione è che operazioni di questo tipo dovrebbero invece moltiplicarsi, restituendo dignità ai territori montani, che in questo modo “potranno finalmente dimostrare di non essere periferie di nessuno”.

Il tempo dirà se ciò sia davvero possibile. Per il momento mi limito a portar via l'immagine di due degli studiosi che al progetto hanno dedicato giornate e pensieri in quantità. Con la serenità di chi ha fatto quanto in proprio potere, a fine convegno si allontanano sotto la canicola estiva - a passo lento ma regolare - dopo avere deposto il loro sapere nelle mani di chi, auspicabilmente, prima o poi saprà farne tesoro.

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