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Viaggi di marketing

Paola Tournour-Viron, divulgatrice per professione e per passione
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Quel silenzio di tomba che dà voce al turismo italiano

Tra giornali, cinema, videoproduzioni e libri, sono molti i segnali che confermano come il silenzio sia ormai diventato – insieme al tempo – una risorsa scarsissima; un prodotto di cui a fronte di una crescente domanda si prospetta un’offerta sempre più risicata. La notizia è dunque che, secondo la più elementare legge di mercato, l’assenza di suono sia un bene destinato ad accrescere il proprio valore. Probabilmente fino a diventare un prodotto di lusso, ricercato e via via sempre più decantato da quanti avranno il privilegio di fruirne.

L’edizione speciale cartacea di Wired recentemente pubblicata per prospettare le novità che segneranno il 2018, ricorda infatti che “muto è bello”. Vale per il cinema, dove alcuni registi puntano ormai su ampie parentesi di silenzio, ma anche per i video messi in rete dove – segnala il magazine, che in questo campo è ferratissimo – “i formati più usati sono quelli che si possono seguire senza casse o cuffie” e il silenzio “sembra essere il nuovo mantra del mobile advertising”.

Persino un fabbricatore di suoni del calibro di Bernie Krause – ottant’anni quest’anno ma con un trascorso di musicista al fianco di artisti quali Peter Gabriel e Stevie Wonder – si è messo all’opera per svelare in un libro i segreti taumaturgici dell’assenza di suono. “Correre il più lontano possibile dalle città. E restare in silenzio”, è il suo suggerimento. Ci crede al punto da avere fondato uno dei più nutriti archivi audio del pianeta, in cui i soli suoni collezionati sono quelli ovattati e discreti della natura.

In un siffatto panorama risulta più che mai in tendenza L’Atlante dei Cimiteri Storici creato dal Mibact sulla base di un progetto messo in cantiere nell’ottobre del 2016 e di cui oggi si può avere un primo assaggio.

“Luoghi dell’anima – spiega la nota del Ministero - dove riscoprire il piacere del silenzio, della riflessione, circondati dal verde e dai magnifici gruppi scultorei ottocenteschi che sembrano riecheggiare gesta e pensieri degli illustri sepolti”.

E’ una prima edizione ridotta, destinata ad essere ampliata, visto che l’Italia tra i molti primati europei in ambito turistico vanta anche quello dei cimiteri di interesse culturale. Ne possediamo oltre il 55% del totale, corrispondenti a oltre 190 spazi concentrati in prevalenza tra Toscana, Sicilia ed Emilia-Romagna. A livello globale, è comunque l’Europa a vantarne il maggior numero – ben l’83,5% del totale -, mentre Asia, America e Oceania si spartiscono la quota rimanente.

A scanso delle prevedibili reazioni scaramantiche, si ricorda che un patrimonio di questo genere potrebbe rivelarsi per il comparto uno dei possibili toccasana.  Parliamo di un settore – ricorda il Mibact -  “che riscuote l’attenzione internazionale fin dal 2001, quando l’Association of Significant Cemeteries in Europe (ASCE) ha promosso il riconoscimento dei cimiteri come patrimonio dell’umanità e la creazione della European Cemeteries Route, un percorso tra i sessantasette cimiteri monumentali di maggiore rilievo”.  

In epoca di overtourism agevolerebbe la diluizione dei flussi, purché non se ne perda il controllo. Va infatti ricordato che il parigino Père Lachaise è oggi annualmente meta di oltre tre milioni e mezzo di visitatori desiderosi di condividere il privilegio dell’assoluto silenzio con Oscar Wilde e Marcel Proust. In Italia lo si può fare in compagnia di Goffredo Mameli, Vittorio Gassman, Giovanni Boldini, Arturo Toscanini, Francesco Hayez e molte altre anime nobili. Compresa quella di Marcello Mastroianni, che ha portato in tutto il mondo il mito della Dolce Vita, imperitura icona dell’italianità più ricercata dai viaggiatori stranieri.

Twitter @paolaviron


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