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Alitalia e i diktat di Lufthansa per il matrimonio italo-tedesco

Un deciso cambio di strategia quello di Lufthansa. Un’uscita allo scoperto per tracciare la rotta che dovrebbe portare Alitalia nelle braccia del Gruppo tedesco insieme a un soggetto pubblico italiano, il tutto al termine di un’ampia ristrutturazione della compagnia a tappe forzate.

È stato il ceo Carsten Spohr (nella foto) a chiarire quali sono le condizioni di Lh per arrivare a un matrimonio definito “necessario” per la sopravvivenza della compagnia e il suo rilancio definitivo. Il manager ha voluto convocare la stampa nel quartier generale di Francoforte per fare chiarezza e spiegare a chiare lettere che l’interesse per Alitalia c’è, ma ci sono delle condizioni precise da rispettare.

Le condizioni
I punti intorno a cui ruota il percorso da seguire vedono intanto la separazione di servizi di terra e manutenzione dalla parte aviation; inoltre la flotta dovrà essere ridotta a 90 aerei e le rotte subire una decisa sforbiciata per tagliare quelle in perdita. Infine sarà necessaria una nuova iniezione di liquidità per coprire il periodo di transizione. Sì, perché la proposta ufficiale di Lufthansa non arriverebbe prima del mese di giugno e si concretizzerebbe inizialmente in forma di partnership commerciale, come più volte ribadito.

La contropartita
Poi, una volta completata la ristrutturazione, partirebbe l’investimento vero e proprio, per fare di Alitalia e dell’hub di Fiumicino il riferimento per il Sud-Est asiatico, il Sud America e l’Africa. In cambio ci sarebbe l’ingresso nelle due joint venture (transatlantica e asiatica), nei code sharing per le rotte europee e nel programma fedeltà. Fino al passaggio da SkyTeam a Star Alliance.

Un percorso netto e chiaro che sembra già un programma scritto per chi ora dovrà prendere in carico la situazione, vale a dire il commissario Giuseppe Leogrande affiancato da Giancarlo Zeni.

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