Ultimo aggiornamento alle 11:57
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Cig e sblocco dei licenziamenti: prende corpo l'ipotesi della 'proroga-ponte'

Cassa integrazione ed eventuale sua proroga dopo lo sblocco dei licenziamenti: l’ipotesi allo studio costerebbe tra i 400 e i 500 milioni. E il Mef sarebbe orientato a contenere i costi della riforma degli ammortizzatori in 5 miliardi contro gli 8 ipotizzati.

Questi i dati salienti evidenziati dal Sole 24 Ore, che pone l’accento sul progetto di riforma degli ammortizzatori voluto dal ministro del Lavoro Andrea Orlando.
In dettaglio, comincia a definirsi l’obiettivo del Mef, e di una parte del Governo, orientati a contenere gli oneri della riforma in non più di 5 miliardi, compresi gli 1,5 miliardi già recuperati dallo stop al cashback.
Fra le ipotesi sul tappeto, anche il prolungamento per altri due mesi - novembre e dicembre - della cassa gratuita per il terziario e le piccole imprese, per le quali il blocco generalizzato dei licenziamenti è previsto fino al 31 ottobre. Il tutto per arrivare al nuovo progetto relativo agli  ammortizzatori, che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2022.

L’ammortizzatore ‘ponte’ fino a dicembre 2021  avrebbe la funzione di aiutare a gestire un’uscita graduale dal blocco dei licenziamenti. I tecnici del governo ipotizzano altre 8/9 settimane gratuite per le aziende, accompagnate da una sorta di impegno da parte delle imprese a utilizzarle tutte prima di procedere ai licenziamenti. Queste 8/9 settimane gratuite, secondo le prime stime, costerebbero 400/500 milioni.

A partire da gennaio 2022 dovrebbe poi partire la riforma della Cig, che secondo la bozza  Orlando, per le piccolissime realtà (1-5 addetti) prevede 13 settimane di sussidio per un periodo iniziale a carico dello Stato. Poi queste aziende inizierebbero a versare gradualmente fino ad arrivare a regime intorno allo 0,5. Per le realtà da 6 a 15 addetti le settimane di Cig salgono a 26, mentre per le aziende sopra i 15 resterebbero sostanzialmente invariate.
La principale incognita nella realizzazione della riforma resta quella delle risorse finanziarie realmente utilizzabili, che saranno rese note a metà settembre in concomitanza della prossina manovra finanziaria.

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