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La spinta dei programmi

Quello che le agenzie notano, è che questo inverno è stato appannaggio di mete competitor.

“Chi da noi ha potuto permettersi di andare in destinazioni mare - dice Roberta Fumagalli, responsabile di agenzia di Gattinoni Travel Network a Milano - ha scelto Mauritius, o in generale l’Oceano Indiano”. Una soluzione che viene incontro anche alle esigenze di un minor dispendio di tempo. “Per i Caraibi - ammette Carlo Serbieri, addetto vendite di Babuino Viaggi a Roma - sono necessari almeno 10 giorni. Bisogna considerare che ci sono almeno 6 ore di fuso orario, e che per molte destinazioni dell’area è necessario spezzare il volo con uno scalo”.  

Tanto è vero che le mete che funzionano di più nella regione sono quelle classiche, e soprattutto collegate con voli diretti e servizi charter. “La richiesta classica - dice Monica Redi, addetta vendite di Didienne Viaggi a Roma - è la Repubblica Dominicana, oppure Cuba, o ancora il Messico per una settimana di mare in villaggio all inclusive, con volo diretto”.

La preferenza accordata alla destinazioni classiche si riscontra anche a Catania, dove Alfredo Caltabiano, direttore tecnico di Akesine Viaggi, sottolinea: “C’è un evidente scelta verso la Repubblica Dominicana, Cuba e Messico sia per motivi di costo che per la comodità del volo diretto. Non solo: va anche detto che la programmazione dei tour operator tende a privilegiare queste mete rispetto ad altre isole più piccole e le rende più appetibili”.

Insomma, la mancanza di nuove proposte sull’area, di fatto, orienta i flussi. “Mi sembra che i t.o. si siano mantenuti su quello che avevano - dice Alessandra Crispino, addetta vendite di Tukè Viaggi a Torino - senza lanciare cose nuove. Barbuda, Grenadine o St. Barth, inoltre, sono mete per pochi”.

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